I vitelloni

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I vitelloni è un film di genere commedia del 1953, diretto da Federico Fellini, con Franco Interlenghi e Alberto Sordi. Durata 115 minuti. Distribuito da ENIC - DOMOVIDEO, MONDADORI VIDEO, DE AGOSTINI, MULTIGRAM, L'UNITA' VIDEO..


TRAMA I VITELLONI:

"Vitelloni" vengono chiamati, nelle città di provincia, quei giovani di buona famiglia che passano la loro giornata nell'ozio, tra il caffé, il biliardo, la passeggiata, gli amori inutili, i progetti vani. Tali sono, nella loro piccola città, cinque amici: Fausto, Moraldo, Alberto, Leopoldo e Riccardo. Fausto amoreggia con Sandra, la sorella di Moraldo. Accade che la loro relazione non sia priva di conseguenze: Sandra aspetta un bambino e, per volere del padre, Fausto deve fare il suo dovere, sposando la ragazza. Ma né il matrimonio, né la paternità hanno la virtù di renderlo più serio. Fausto è sempre lo stesso "vitellone", amante dell'ozio, delle avventure, dei passatempi. Tradisce la moglie amoreggiando anche con la moglie del suo principale, il che gli fa perdere l'impieguccio che il suocero gli aveva trovato.

CRITICA DI I VITELLONI:

"Fellini, come al solito, si colloca decisamente al centro dei sentimenti, e perciò dei personaggi; (...) egli esprime il sentimento del vegetare, dell'inerzia, del rischioso e sonnolento svanire della gioventù". (Brunello Rondi, "Cinema e realtà", 1957)."Forse Fellini non ha saputo o voluto domandarsi se i vitelloni cresciuti negli anni del dopoguerra non fossero i figli di altri vitelloni, anche più malinconici e interiormente fragili, se l'inconcludenza di una certa parte delle generazioni maturate in quel periodo non provenisse dall'aridità e povertà del terreno sul quale queste generazioni erano cresciute. E' una domanda alla quale, a quei tempi, si era risposto ormai fin troppo esaurientemente, e forse in maniera altrettanto generica, rovesciando abbondantemente le colpe dei figli sulle spalle dei padri, spalle colpevoli di tutto, e da qualsiasi punto di vista ci si fosse messi per giudicare: colpevoli di conformismo o di vuoto attivismo dannunziano, di ingenuo e bambinesco fascismo, come di scialbo e sterile antifascismo." (Carlo Lizzani, "Il cinema italiano 1895-1979" Editori Riuniti, 1980)."Mi pare che Fellini rappresenti, assieme a Lattuada, Germi, Emmer, l'ala piccolo-borghese della nostra scuola cinematografica realistica e democratica: la storia, la vita attraggono lui pure dalla parte della realtà; d'altro canto è, anche lui, ancor legato ai pregiudizi dell''imparzialità', delle idealistiche teorie dell'arte che se ne sta 'al di sopra della mischia'. Nei 'Vitelloni' una precisa determinazione critica, sia in senso storico che in senso sociale, manca. Vi è sincera inquietudine, lirica effusione, moralismo sentimentale, e qualche intuizione di un mondo nuovo, diverso. Ma non vi è organica compiutezza, non consequenzialità, tutto tende a fermarsi a metà strada, e si contraddice. Accanto a bellissimi squarci realistici, ecco momenti laterali, secondari, irrilevanti, vere e proprie dispersioni naturalistiche. Ma in un periodo in cui il realismo critico procede frammezzo a tante difficoltà, la cosa non può sorprendere." (Glauco Viazzi, "Il calendario del Popolo", ottobre 1953)."'I Vitelloni' (1953), direttamente autobiografico, è una galleria di giovani disoccupati, irresponsabili e velleitari figli di mamma (e il termine entrò nella lingua italiana), tra i quali campeggia il personaggio di Sordi (Alberto), punto di fusione di violenza satirica, grottesco e patetismo. Il film si chiude con la partenza all'alba di Moraldo, il meno intorpidito del gruppo, salutato alla stazione da Guido, il piccolo aiuto ferroviere, simbolo di un mondo dove la fatica quotidiana è la regola. Dove va Moraldo? La risposta doveva venire da un film di cui Fellini scrisse la sceneggiatura con Flaiano e Pinelli ma che non realizzò mai: 'Moraldo in città', dove la città è Roma, la capitale. Il ragazzo che all'inizio di Roma - dopo le vignette provinciali d'approccio - sbarca a Stazione Termini è una reincarnazione di quel Moraldo Federico." (Morando Morandini, in "Storia del cinema" a cura di Adelio Ferrero, Marsilio, 1978)."Il film, sia o no per raffinati, piaccia o no alle platee, risulti o no spiacevole qualche inutile grossolanità (l'episodio dell'attore vizioso e anormale), è tra i migliori dell'ultima produzione italiana." (Arturo Lanocita, "Corriere della sera", 28 agosto 1953)."Un film che ha la sua importanza. Anzitutto perché ha parecchie pagine molto intelligenti; poi perché va alla scoperta di un suo saporito mondo provinciale, e infine perché è il secondo film di un giovane che qui compiutamente si afferma." (Mario Grasso, "La Stampa", 9 ottobre 1953)."Con questo film Fellini inventò (o rese familiare, il che è poi lo stesso) un neologismo destinato a vivere ancor oggi, ad entrare nel lessico corrente. Impose nuovamente Sordi, che il noleggio allora non voleva assolutamente (lo stesso Fellini ricorda che, quando finalmente riuscì a trovare una distribuzione, nei primi manifesti e nelle prime copie gli si im

CURIOSITÀ SU I VITELLONI:

- LEONE D'ARGENTO ALLA MOSTRA DI VENEZIA 1953 EX-AEQUO INSIEME A "TERESA RAQUIN", "MOULIN ROUGE", "IL PICCOLO FUGGITIVO", "I RACCONTI DELLA LUNA PALLIDA D'AGOSTO" E "SADKO".- NASTRO D'ARGENTO PER IL MIGLIOR FILM E IL MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (ALBERTO SORDI).

SOGGETTO:

un'idea di Tullio Pinelli

IL CAST DI I VITELLONI:



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