Halloween Recensione

Titolo originale: Halloween

57

Halloween: la recensione dell'horror di David Gordon Green che raccoglie l'eredità della saga ideata da John Carpenter

- Google+
Halloween: la recensione dell'horror di David Gordon Green che raccoglie l'eredità della saga ideata da John Carpenter

Partono i titoli di testa. Il font è quello dell’originale, il colore arancione anche. C’è anche la jack-o-lantern, che da marcia e appassita torna lentamente alla sua forma originaria: l’orrore sta rinascendo, e rinasce lì da dove tutto era cominciato, dall’Halloween di Carpenter del 1978.
Michael è tornato, è ancora il “pure evil” che abbiamo conosciuto allora. “Can you feel it?,” gli chiede insistentemente un improvvido, pedante e vanesio giornalista inglese che vuole fare un podcast sulla storia sua e di Laurie, e che capiamo subito non farà una bella fine, mostrandogli la maschera che tutti conosciamo. Sì, Michael lo sente quel richiamo, quell’aria di casa, e la sentiamo anche noi.

Michael è tornato, torna liberandosi durante un trasferimento da una struttura a un’altra, come nell’originale faceva alla vigilia di un’altro, ma questa volta Laurie Strode è pronta. O quasi.
Sono quarant’anni che Laurie si va preparando, sacrificando sull’altare della sua paranoia e della sua consapevolezza una vita intera, due matrimoni, una figlia che non ne vuole più sapere di quella madre fuori di testa. A colmare il vuoto di quel “quasi”, altre due donne: proprio la figlia, e la nipote, loro malgrado, con paura e diniego, sì, ma anche determinazione.

Uno degli amici della Strode più giovane, che ha l’età che Laurie aveva allora, dice nelle fasi iniziali del film che, per gli standard odierni, la carneficina di allora non è tutta questa cosa tremenda, “it’s no big deal,” e in qualche modo tutto questo nuovo Halloween di David Gordon Green è una risposta a quell’affermazione affrettata. Perché non contano il numero delle vittime, o le modalità della loro morte, che qui sono di più e più sanguinolente, ma conta il Male, l’Uomo Nero, il suo valore simbolico. Oggi come allora.
Conta Michael, e conta Laurie.

L’intuizione migliore di Green - che è uno che ha dimostrato di essere un regista capace e anche un po’ pagliaccione, e che qui si diverte di venare di umorismo e ironia tutta la prima parte del film, con successo - è quella di fare di Michael e Laurie due entità collegate, due facce della stessa medaglia capaci di influenzarsi reciprocamente. Di conseguenza, fa del suo Halloween non solo un sequel, ma anche una specie di doppio speculare di quello di Carpenter: addirittura ne cita letteralmente almeno un paio di scene, piazzando Laurie laddove c’era Michael.

Ne ricalca l’eleganza formale, e la struttura, con quella prima parte così d’attesa e costruzione, dove non accade poi moltissimo, per arrivare alle fasi finali, ricchissime di tensione, dove si ribaltano in maniera piuttosto sorprendente, e ripetuta, i ruoli di preda e predatore. Ed esalta, con coerenza tutta contemporanea, l’invenzione della “final girl” e quella sorta di sottile femminismo dell’originale carpenteriano (ne ho parlato celebrandone il quarantennale).
Se Michael è allora davvero il Male Puro, e maschile, questa volta ci sono tre generazioni di Strode ad aspettarlo.
I fan, invece, aspettavano da quarant’anni un Halloween degno dell’originale: e finalmente è arrivato.

Halloween
Il Nuovo Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
11697


Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Lascia un Commento